Piccoli comuni? Sono il futuro
“smart” dell’Italia.
Ce lo insegna l’emergenza Covid

I piccoli comuni sono il futuro “smart” dell’Italia, perfetta sintesi delle politiche di innovazione e sostenibilità. La riflessione è alla base dell’analisi del Centro Studi Silvio Pellico di Torino (Sipe) realizzato per Città Smart&Green in prospettiva del “via” alla rete nazionale che scatta dal 1° gennaio 2021.

“In questi mesi di emergenza abbiamo assistito a due fenomeni su cui occorre una profonda riflessione” analizza il presidente di Sipe Marco Civra: “Si tratta dello “smart working rurale” e del collegato “south working”, ovvero la fenomenologia del lavoro a distanza che ha coinvolto le aree rurali, oltrechè del sud del Paese. I riflessi sono positivi per il ritrovato ruolo dei piccoli Comuni che vivono una rivitalizzazione, a scapito però di alcune realtà di indotto e servizi delle città metropolitane: parte della crisi vissuta dalla ristorazione ne è un esempio. Si tratta di un profondo mutamento della realtà sociale nazionale, perché il “lavoro agile” entrerà sempre più nel nostro vivere quotidiano”.

Per il presidente Civra, “occorre focalizzare la necessità di uno sviluppo “smart” dei piccoli comuni, che possono essere un modello di still-life e connessione: una ripartenza che parta dalla valorizzazione dei borghi rurali italiani che possono essere messi al centro di una rivitalizzazione economica fino a pochi anni fa impensabile. Ciò vale anche per il sud del Paese, ma anche per i borghi montani che possono tornare a vivere e ad essere, ancorchè isolati, luoghi di lavoro. Per questo occorre agire con decisione per azzerare il digital divide, potenziando le connessioni informatiche veloci nelle aree più remote del Paese… che in futuro saranno sempre meno tali”.